Sicurezza in mobilità? Favorire l'innovazione mantenendo la sicurezza dei dati

10/05/2012
In qualsiasi settore, e ovviamente anche in quello bancario, la vera risorsa di un'azienda è rappresentata dalle persone che vi operano: metterle nella condizione di lavorare al meglio è il primo ineludibile passo di una strategia vincente.

Oggi ad esempio - è possibile potenziare le capacità e valorizzare le competenze delle risorse umane favorendone il lavoro in mobilità che, tra l'altro, consente di abbattere in parte anche i costi legati alla gestione in loco del personale. Smartphone e Tablet sono la prima incarnazione di un nuovo modo di pensare la mobilità: strumenti semplici e rivoluzionari al tempo stesso e aspetto da non sottovalutare già in uso quotidiano a molte persone. Grazie ad essi è possibile immaginare nuovi modi di essere presenti ed operare nel mondo del lavoro, puntando su supporto e collaborazione costanti, indipendentemente dal luogo in cui ci si trova. Per chi riveste un ruolo direttivo, o deve muoversi frequentemente sul territorio, è fondamentale poter accedere alle informazioni aziendali e interagire tempestivamente con chi di dovere, grazie ad app(licazioni) dedicate e verticali e ad una visione user-centrica di nuovi modelli di interazione, che garantiscono maggiore efficacia nello svolgimento dei propri compiti e mansioni.

Tutto semplice, allora? Ovviamente, no.
Perchè chi vuole implementare un modello mobile deve innanzitutto rivedere le architetture esistenti per includere i nuovi dispositivi e, in seconda battuta, trasformare i sistemi informativi per renderli adatti al cambiamento.

Ma, soprattutto, il lavoro in mobilità pone un altro e più importante problema: la sicurezza dei dati.

Rendere sicura una postazione di lavoro fissa, infatti, è relativamente semplice: basta intervenire sulla protezione del perimetro.
Ma nel cloud computing senza cui il Mobile Work non sarebbe possibile - i dati scambiati in mobilità non hanno un perimetro di contenimento e viaggiano da un dispositivo all'altro, risiedendo spesso all'esterno dellazienda.

Intesi Group realizza soluzioni efficaci di crittografia che garantiscono l'integrità dei dati, l'autenticazione del richiedente e, in generale, il trattamento sicuro delle informazioni da trasmettere e ricevere.

Con PkBox e PkBox EMV di Intesi Group, l'implementazione di applicazioni in grado di associare la crittografia ai dati è semplice e immediata. Sono server di sicurezza da utilizzare lato back-end ogni qual volta necessario usare algoritmi crittografici sia standard, sia proprietari secondo le modalità più sicure e già in uso nei circuiti interbancari e di pagamento (ma non solo). Le API disponibili sono semplici e permettono di salvaguardare gli investimenti eventualmente già sostenuti, mentre la tolleranza ai guasti permette di garantire i livelli di servizio richiesti dal cliente.
Infine, l'uso di dispositivi crittografici, certificati secondo gli standard più severi, garantisce la protezione delle chiavi e soddisfa i requisiti imposti dalle normative e dagli enti di controllo.

Ma, nel settore bancario, davvero conveniente o addirittura necessario indirizzarsi verso il cloud computing? Ed affrontare i costi e i rischi di tale trasformazione?
In verità, ci si dovrebbe domandare: è possibile rimandare l'innovazione del proprio modello operativo, incanalando molto del lavoro su dispositivi mobili, senza rischiare di rispondere inadeguatamente alle sfide del mercato, alle richieste della clientela, alle mosse dei concorrenti? La risposta è: no. Rinviare il confronto con un cambiamento importante quale quello connesso all'avvento del cloud computing - rischia di diventare, di fatto, la perdita di un'opportunità di crescita. Ormai cambiato il modo di lavorare, si resta connessi tutto il tempo, si usano applicazioni semplici e verticali, si decide in tempi ultra rapidi: i servizi distribuiti e accessibili su Internet sono pertanto irrinunciabili.

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