Le potenzialitą della firma elettronica

10/01/2013

La firma digitale in Italia ha finora seguito un percorso diverso da quello di altri Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti. Nel nostro Paese la tecnologia di firma si è sviluppata sulle opportunità offerte dalle normative legate al trattamento di documenti con valenza legale e alla loro dematerializzazione. Le scelte si sono quindi indirizzate verso l’integrazione dei sistemi di gestione documentale ed ERP con il preciso scopo di soddisfare le norme e produrre documenti legalmente validi. "Uno schema, afferma Fernando Catullo, Amministratore Delegato di Intesi Group, in cui non è richiesto il coinvolgimento dell’utente. Per questo motivo i progetti di firma più diffusi sono rimasti relegati agli uffici amministrativi, i più interessati al trattamento delle informazioni relative a fatturazione elettronica, mandati di pagamento e libri contabili, ecc".

Firma digitale per la strong authentication

L’avvento della firma remota ha aperto le porte, con prezzi più bassi e minori complicazioni tecniche, all’uso della firma unita alle soluzioni di strong authentication, tese alla progettazione di funzionalità di sicurezza per le applicazioni bancarie online. "La firma è adatta, infatti, a rendere più difficili le operazioni fraudolente e la contraffazione di transazioni elettroniche svolte sul web, spiega Catullo. Il ritorno per la banca è interessante, perché si riducono le truffe e si guadagna un vantaggio nell’applicazione del ‘non ripudio’ previsto dalla legge per i documenti firmati digitalmente. Il costo dell’operazione non è poi così elevato se si pensa che la banca debba comunque offrire dei sistemi di autenticazione con password dinamiche (OTP) che sono anche la tecnologia abilitante per la firma digitale remota".

Il futuro della firma elettronica

La firma elettronica, con l’ulteriore diminuzione dei costi reso possibile dalla riduzione dei requisiti tecnico/organizzativi, diverrà uno strumento adatto a più usi che ancora non hanno trovato applicazione pratica nelle interazioni con la clientela e come strumento aziendale interno. "Nel momento in cui le nuove regole tecniche saranno approvate, la firma elettronica assumerà una valenza più forte e potrà essere utilizzata per la sottoscrizione di contratti e transazioni con interlocutori con cui si ha un rapporto preventivamente già definito, dichiara Catullo. Ovviamente in questa categoria possiamo includere sia i dipendenti, sia i clienti e fornitori della nostra azienda. Il passaggio potrebbe risultare sufficiente per aprire il nuovo filone di uso della firma che è diffuso in altri Paesi ma non in Italia".

Ridurre l’impatto sui processi aziendali

Le architetture PKI, alla base delle soluzioni di firma elettronica e digitale, sono da considerarsi alla stregua di strumenti tecnici, come ad esempio i sistemi di database relazionali. Quando iniziamo a voler portare i nostri dati su un database sappiamo già che i processi dovranno cambiare. Analogamente, questo accade anche per la firma. Tutto deve partire dall’adozione di un sistema di gestione documentale. A questo poi andrà integrato il sistema di firma e sarà necessario definire i processi che coinvolgono e legano i documenti e gli utenti che li maneggiano. "La scelta del sistema documentale è il passaggio più impegnativo che potrebbe richiedere un cambiamento importante nei processi e nelle procedure aziendali. Per fortuna, i sistemi di firma stanno rapidamente evolvendo e il loro impatto si va riducendo sempre più. L’esperienza di Intesi Group è un esempio dell’evoluzione che sta trasformando i sistemi di firma. Siamo partiti con delle progettazioni, abbiamo poi realizzato i prodotti di firma sia lato server sia lato client, e ne abbiamo ingegnerizzato le interfacce per ridurre i tempi di integrazione a valori minimi. Oggi abbiamo assemblato il tutto in servizi cloud immediatamente utilizzabili e abbiamo connesso i nuovi dispositivi che gli utenti si aspettano di utilizzare: non solo pc, quindi, ma anche smartphone, tablet e web".

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